Chi sono

Ci ho messo otto anni a fare il primo film.

L'idea di Aquile Randagie è del 2011. È arrivata in sala nel 2019. In mezzo ci sono un dottorato, sei cortometraggi, il teatro, e un mucchio di porte chiuse.

Ritratto di Gianni Aureli, la mano al volto, luce laterale
Foto di Davide Alario

Come lavoro

I musicisti suonano il loro strumento. Io suono l'orchestra.

Non sono il più bravo con la macchina da presa e non è quello il mio mestiere. Il mio mestiere è far succedere le cose: tenere insieme venti persone, decidere in fretta, far sì che alla fine della giornata ci sia un film e non un elenco di problemi.

Il mestiere vero è tenere insieme le persone e risolvere problemi. Quello che si vede sullo schermo è la punta: sotto c'è tutto il resto, ed è lì che un film si fa o si perde.

Da dove viene

Una storia che nessuno voleva produrre.

Sono romano, classe 1981. Ho studiato alla Sapienza fino al dottorato in Musica e spettacolo, e ho imparato il mestiere da Giampietro Calasso e Massimiliano Bruno — uno in aula, l'altro sul campo.

Nel 2011 ho incontrato la storia delle Aquile Randagie: un gruppo di scout che, quando il fascismo sciolse lo scautismo, continuò a esistere di nascosto per otto anni, e durante la guerra portò in salvo più di duemila persone. Era una storia enorme e non la conosceva quasi nessuno.

Ci sono voluti otto anni. Nel frattempo ho girato cortometraggi per imparare a fare quello che ancora non sapevo fare — un film d'epoca, una troupe numerosa, il costume — e ho fatto teatro, che insegna a stare a fondo sala con i nervi tesi e senza poter più intervenire. Nel 2019 il film è uscito in oltre 250 sale.

Continuo a lavorare così: storie che stanno nella zona grigia della Storia, film in costume fatti con pochi soldi, e la convinzione che i vincoli non siano il nemico del racconto ma la sua forma.

Il resto

Quello che c'è intorno al cinema.

  1. Scautismo

    Il filo che passa dentro tutto

    Sono cresciuto negli scout e non ho mai smesso: faccio parte della redazione della rivista Avventura, sono tra i gestori di una base in Val Codera. Non è un hobby a margine: è da lì che vengono Aquile Randagie, il documentario che sto finendo e il film su Baden-Powell che voglio fare.

  2. Insegnamento

    Insegno regia

    Da dieci anni, in aula, a gente che vuole fare questo mestiere. È il modo migliore che conosco per capire se una cosa la sai davvero: provare a spiegarla a qualcuno.

  3. Fotografia e radio

    Le altre due grammatiche

    Fotografo da sempre, e la radio è una vecchia passione che ogni tanto torna. Servono entrambe: la fotografia insegna a scegliere cosa lasciare fuori dall'inquadratura, la radio a raccontare senza far vedere niente.

  4. 2011

    Benemerenza della Protezione Civile

    Per il servizio svolto durante il terremoto in Abruzzo del 2009. Non c'entra con il cinema, ma è la cosa più simile a un set che abbia mai visto: molte persone, poche certezze, e il dovere di decidere in fretta.

Webreak Production

I film non li fa una persona sola.

Nel 2018 ho fondato Webreak Production insieme a Gaia Moretti, che scrive e produce, e a Giorgio Brancia, che ha fotografato quasi tutto quello che ho girato. La troupe si chiama Team Caffettiera, e non è un dettaglio: gran parte di quello che riesco a fare dipende dal fatto che siamo sempre gli stessi.

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